Quando il saggio indica la Luna, lo stolto guarda il dito....
CAT.: generazione digitale

generazione digitale: Quando il saggio indica la Luna, lo stolto guarda il dito.... ... e quando il "saggio" non riesce a guardare oltre il suo dito? Gli Stati Uniti non avevano la tecnologia matura per poter programmare l'impresa dello sbarco sulla Luna ma per ragioni politiche decisero che quello doveva essere un obiettivo prioritario, poi raggiunto grazie alle tecnologie e alle competenze sviluppate di proposito. Perché questo riferimento? Perché credo che un cambiamento di prospettiva di questo tipo debba essere introdotto anche in quei settori, quale la Pubblica Amministrazione italiana, in cui assistiamo ancora a forti ritardi strutturali come conseguenza della mancanza di chiare linee strategiche. Non sono le singole soluzioni tecnologiche, siano essi gli strumenti del web 2.0 o la recente PEC, a dover orientare le scelte e definire gli obiettivi ma esattamente il contrario. C’è bisogno di un cambiamento di paradigma che definisca obiettivi chiari e condivisi che poi le tecnologie, disponibili o da sviluppare, siano in grado di raggiungere. C’è bisogno che avvenga in Italia quello che sta avvenendo nella Pubblica Amministrazione degli Stati Uniti. Il primo atto in assoluto che Barack Obama ha firmato in quanto Presidente è stato il documento Transparency and Open Government, un testo di appena una pagina in cui però vengono definiti come strategici per il paese tre principi guida: il governo deve essere trasparente, partecipativo e collaborativo. Nel documento non si fa riferimento, se non per inciso, alla tecnologia, piuttosto vengono individuati e descritti con puntualità gli uffici preposti e i responsabili del raggiungimento di questo obiettivo. E’ bastata una dichiarazione chiara, forte e, soprattutto, credibile per far sì che in pochi mesi si attivasse da parte di soggetti pubblici e privati un’immediata risposta di soluzioni ed iniziative. La prima risposta è stata il portale data.gov il cui obiettivo è mettere a disposizione del pubblico, in un formato standard che ne permetta l’ulteriore elaborazione, i dati prodotti dalla pubblica amministrazione. Il principio ispiratore che ne è alla base parte dal presupposto che spesso è inutile e costoso che i governi, sia centrali sia locali, si impegnino a sviluppare interfacce e soluzioni finali di servizi al cittadino quando sarebbe molto più utile concentrarsi, appunto, sulla definizione di standard e di infrastrutture per rendere i dati pubblici disponibili e riutilizzabili. [...] L’ultima risposta (per ora) è arrivata ieri con la presentazione del Federal Register 2.0, che mette on line e accessibili al pubblico tutti gli atti amministrativi dei governi federali (dalle leggi, alle proposte di legge, di regolamento, etc.) garantendo insieme maggiore trasparenza e anche maggiore partecipazione dei cittadini alla cosa pubblica potendo intervenire direttamente sulle procedure in atto. Se torniamo alla situazione italiana ci rendiamo conto che, invece, sono ancora imperanti logiche “industriali” basate su grandi appalti per soluzioni tecnologiche (il caso indecoroso del portale italia.it non sembra purtroppo aver insegnato molto) o su iniziative che rischiano di essere solo di facciata [...] Abbiamo bisogno di varcare anche noi la soglia del nuovo secolo, ma non pensiamo di poterlo fare ricorrendo alle nuove tecnologie. Serve un cambiamento di paradigma e servono idee forti, chiare e, soprattutto, credibili. [di Gianni Dominici su ForumPA.it]

   


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